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Nella somma dei mercati dell’Unione europea, dell’area Efta e del Regno Unito, con poco più di un milione di nuove immatricolazioni, il mese di maggio registra una crescita del 74% sullo stesso mese del 2020 e un calo del 25% rispetto a due anni fa. Dopo un inizio di anno difficile oltre ogni previsione, seguito dal modesto recupero di marzo e aprile, il risultato di maggio mantiene inalterato il risultato del cumulato rispetto a quello registrato il mese scorso: -25%. Un quarto del targato andato perso con la domanda ulteriormente limitata dall’incertezza della pandemia. Analizzando i singoli mercati, in Germania il prolungarsi delle restrizioni ha ostacolato la ripresa e maggio si è chiuso con un progresso del 37% sul 2020, ma in calo di oltre il 30% sul 2019 quando l’immatricolato superò le 332mila targhe. In Spagna, a una crescita del 178% su base tendenziale, si registra un calo del 24% rispetto a due anni fa. Per la Francia numeri analoghi: crescita del 46% e calo del 27%. Regno Unito: la crescita del 674% sul 2020 corrisponde a un passivo del 15% sul 2019. Una situazione le cui prospettive rimangono dubbie, con le previsioni per il 2021 formulate dagli analisti di Lmc che sono passate dai 12,45 milioni con crescita del 15,4% del forecast di gennaio, agli 11,88 milioni e progresso del 10,1% della stima di giugno, una perdita in 5 mesi di oltre il 5%, circa 600mila auto.
Mercato Europa - Maggio 2021 - Vendite per Gruppi e Marche
Mercato Europa - Maggio 2021 - Vendite per Paese

Svolta tecnologica, la sola arma è il product power

Preoccupa l’arretramento del 26,5% delle immatricolazioni auto su base quadrimestrale. Il dato però non tiene conto degli ordini inevasi. Come nel passato, allora gonfiato dalle anticipate vendite ai Dealer (cosiddette Km0), l’immatricolato, per motivi opposti, continua a non rappresentare il mercato reale, smagrito oggi dai numerosi ordini in attesa di consegna in conseguenza della mancanza di componenti da Taiwan e dintorni. Complessivamente il quadro non è comunque dei più brillanti e per le note vicende: il permanere della crisi economica, le conseguenze della pandemia, il ritardo della transizione tecnologica, la rallentata concessione degli ecoincentivi.
Cominciamo da questi ultimi. Fino a quando non è possibile erogarli concretamente, non ha senso che il governo anticipi la notizia. Genera solo confusione e rallenta il mercato come è avvenuto in aprile. Quanto poi all’impatto del Covid sulle vendite, nel momento in cui la pandemia si trasforma in endemia, cessa di rappresentare un’anomalia per diventare routine. È inutile pertanto continuare a invocarne l’estinzione, si deve imparare a conviverci attenuando le conseguenze, nell’auto come in altri settori. Sul fronte dell’economia, da una parte l’inflazione rallenta il già limitato potere di acquisto delle classi meno abbienti e dall’altra il risparmio degli italiani, sempre ai massimi storici, subisce in Borsa una perdita media del 15%.
Una circostanza che ovviamente incide sulla propensione all’acquisto anche nella fascia più abbiente, la più incline, in condizioni normali, alla sostituzione ravvicinata dell’auto. È auspicabile che questa situazione, legata anche all’incertezza dello scontro bellico, non duri a lungo. Al momento i forecast di fine anno prevedono pertanto un recupero almeno parziale con calo oscillante tra il 5% e il 7%.

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