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A giugno, nei diversi mercati del continente europeo sono state immatricolate 1,28 milioni di nuove autovetture. Numeri deboli con una crescita del 13,3% su giugno 2020 e un calo del 14% sullo stesso mese di due anni fa. Prosegue così il lento percorso della ripresa, con i risultati del primo semestre ancora influenzati dal Coronavirus e lo spettro di problemi legati all’offerta, in particolare alla carenza di semiconduttori che sta rallentando i mercati. Giugno tutto sommato positivo per il mercato tedesco: 274mila targhe per un progresso tendenziale del 24,5%, ma il riscontro con i volumi espressi nel 2019 è ancora molto penalizzante. Il Regno Unito, nonostante il ritardo della fase 4 Covid, conferma il buon momento indicato dal netto miglioramento del targato cresciuto del 28% grazie a 186mila unità. Spagna deludente a giugno. La crescita del 17% su giugno 2020, in un mese storicamente forte grazie al contributo del noleggio legato al turismo, mostra tutta la debolezza del canale dei privati. In Francia, nonostante nel mese scorso ci sia stata l’ultima occasione per sfruttare gli incentivi, il risultato di giugno 2021 è ancora molto al di sotto dei normali livelli di mercato: il calo del 14,7% su giugno 2020, dopo quello del Belgio, è il peggior risultato del mese. In termini previsionali, gli analisti di Lmc ritoccano ancora al ribasso la stima per l’Europa occidentale sull’intero 2021 (+9,6%).
Mercato Europa - Giugno 2021 - Vendite per Gruppi e Marche
Mercato Europa - Giugno 2021 - Vendite per Paese

L’uscita di Diess, quando una Ipo veste gli abiti di un software

Alla vigilia della sosta estiva avevamo giudicato malfermo il nostro Governo. In pieno clima vacanziero l’esecutivo non solo è caduto, ma il Parlamento è stato sciolto e sono state indette nuove elezioni per il 25 settembre senza una formale sfiducia del Parlamento al governo in carica e nonostante l’ottimo andamento del Pil, mai così positivo. Il momento, caratterizzato da grande incertezza economica e grandi tensioni internazionali, è delicato e potrebbe portare a una svolta nell’orientamento politico del Paese. 
La tentazione di commentare un quadro politico così complesso è grande, ma è fuori della nostra sfera di pertinenza. Svolgiamo un lavoro caratterizzato dall’assoluta neutralità ideologica e politica nel rispetto delle opinioni dei nostri lettori che, fra l’altro, ci leggeranno quando i risultati elettorali saranno già noti. Andiamo infatti in stampa una settimana prima della chiusura dei seggi.  Meglio allora commentare la turbolenza al vertice del gruppo Volkswagen in occasione della sostituzione del Ceo, Herbert Diess, con Oliver Blume. Una vera e propria detronizzazione (Blume si è già insediato dal 1° settembre), attribuita affrettatamente ai contrasti con il potente sindacato IG Metall, che per legge in Germania siede nel consiglio di sorveglianza delle società con diritto di voto anche sulla nomina e sull’operato dei vertici della società. È una tesi che però non regge, perché i dissapori con i sindacati erano noti da tempo e anche il tentativo di attribuire la sfiducia al suo operato non è credibile perché a luglio 2021 gli era stato prorogato il contratto fino a ottobre 2025, senza attendere la naturale scadenza del 2023, nonostante i dubbi sui software e sulla sua gestione della transizione elettrica giudicata dal mercato non del tutto riuscita soprattutto in alcuni modelli.

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