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Sono state 798mila le immatricolazioni di ottobre registrate nel complesso dei mercati europei, è il peggior ottobre di sempre. Numeri deprimenti, il confronto con ottobre 2020 scende a - 29,3%, con ottobre 2019 la differenza è -34,3%. Nonostante sia il quarto mese consecutivo con il segno meno, il sesto dall’inizio dell’anno, il cumulato dei primi 10 mesi, con 9,96 milioni di unità, è ancora in positivo del 2,7% sul 2020. Nel confronto con il 2019 le perdite ammontano a un quarto del targato. Ancora una volta, il risultato mensile riflette i principali problemi di approvvigionamento, principalmente dati dalla carenza di semiconduttori. Una situazione che impone alle Case di dare la priorità nella produzione a prodotti con un prezzo più elevato e di conseguenza con margini migliori. Nell’analisi per area, a ottobre l’Unione dei 27 ottiene il risultato peggiore con un calo del 30,2% e con appena 665mila autovetture targate. Ancora peggio per l’Europa dei 14 che scende a -31,3%. Tiene, se così si può dire, l’Europa dei nuovi Membri che immatricola 81.880 unità perdendo il 21,8%. Risultato analogo anche in area Efta, il targato di 27mila auto corrisponde a un calo del 20,9%. Nel mese, tutti in negativo i singoli mercati, con l’eccezione dell’Irlanda e i due piccoli Cipro e Islanda.
Mercato Europa - Vendite per Gruppi e Marche - Ottobre 2021
Mercato Europa - Vendite per Paese - Ottobre 2021

L’uscita di Diess, quando una Ipo veste gli abiti di un software

Alla vigilia della sosta estiva avevamo giudicato malfermo il nostro Governo. In pieno clima vacanziero l’esecutivo non solo è caduto, ma il Parlamento è stato sciolto e sono state indette nuove elezioni per il 25 settembre senza una formale sfiducia del Parlamento al governo in carica e nonostante l’ottimo andamento del Pil, mai così positivo. Il momento, caratterizzato da grande incertezza economica e grandi tensioni internazionali, è delicato e potrebbe portare a una svolta nell’orientamento politico del Paese. 
La tentazione di commentare un quadro politico così complesso è grande, ma è fuori della nostra sfera di pertinenza. Svolgiamo un lavoro caratterizzato dall’assoluta neutralità ideologica e politica nel rispetto delle opinioni dei nostri lettori che, fra l’altro, ci leggeranno quando i risultati elettorali saranno già noti. Andiamo infatti in stampa una settimana prima della chiusura dei seggi.  Meglio allora commentare la turbolenza al vertice del gruppo Volkswagen in occasione della sostituzione del Ceo, Herbert Diess, con Oliver Blume. Una vera e propria detronizzazione (Blume si è già insediato dal 1° settembre), attribuita affrettatamente ai contrasti con il potente sindacato IG Metall, che per legge in Germania siede nel consiglio di sorveglianza delle società con diritto di voto anche sulla nomina e sull’operato dei vertici della società. È una tesi che però non regge, perché i dissapori con i sindacati erano noti da tempo e anche il tentativo di attribuire la sfiducia al suo operato non è credibile perché a luglio 2021 gli era stato prorogato il contratto fino a ottobre 2025, senza attendere la naturale scadenza del 2023, nonostante i dubbi sui software e sulla sua gestione della transizione elettrica giudicata dal mercato non del tutto riuscita soprattutto in alcuni modelli.

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