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Un altro anno decisamente impegnativo per l’industria dell’automobile. L’anno che avrebbe dovuto rilanciare l’economia dopo il segno lasciato dal Covid, ha invece subìto il nuovo sconvolgimento di una crisi dai mille volti. Le Passenger Car, nel complesso dei Paesi continentali, hanno chiuso il 2021 con 11,774 milioni di immatricolazioni per un calo dell’1,5% sul 2020. Come dire 4.000.000 di targhe in meno rispetto al 2019, come dire un quarto in meno del mercato prima del virus. Un risultato portato anche da un dicembre asfittico, entrato in statistica con 950mila immatricolazioni e il 21,7% di calo tendenziale. Sesto mese consecutivo in negativo e sesto a due cifre. Di fatto l’ultimo semestre ha avuto un andamento piatto con un calo medio di oltre il 20%, un esercizio costato un milione e mezzo di immatricolazioni sul 2020. Una tendenza, stando alla voce di alcuni analisti, il cui impatto si attenuerà gradualmente nel corso del 2022, vedremo. Nell’analisi per Paese, il 2021 si è chiuso in negativo per 10 Mercati su 29. Tra questi, pesano il meno della Germania, in calo del 10,1%, e quello del Belgio sceso al -11,2%.  Nelle Aree, l’Europa Unita perde il 2,4%, con i 14 a -2,9% e i nuovi Membri che raccolgono una crescita dell’1,5%. Progresso a due cifre per l’Area Efta (+10,3%), e crescita anche per il Regno Unito, miglioratosi dell’1% netto.
Mercato Europa - Vendite per Gruppi e Marche - Dicembre 2021
Mercato Europa - Vendite per Paese - Dicembre 2021

Capire i trend prima che sia troppo tardi

La guerra in Ucraina sta provocando danni sul piano economico. I costi dell’energia, delle materie prime e di quelle alimentari in tutto il mondo sono aumentati del 600%.
La Fed, la banca centrale americana, ha aumentato i tassi. Il dollaro ha raggiunto ormai la parità con l’euro. Solo un anno fa veniva scambiato a 0,82. Il problema dell’euro è però politico. Non a caso Draghi e Macron, a Parigi, e poi Ursula von der Leyen e Sergio Mattarella, a Roma, hanno discusso di come arrivare alla revisione dei trattati e finanziare l’uscita dalla crisi. E hanno anche discusso su come tentare di arrivare prima e meglio possibile alla fine della guerra ucraina. E non è detto che ci riusciranno. Solo se l’invasione russa è motivata da rivendicazioni territoriali, si potrebbe forse sperare in una conclusione negoziale breve, altrimenti i tempi saranno più lunghi. La sostenibilità del debito italiano (148% del Pil) e l’euro sono di nuovo in pericolo. Se i tassi non scenderanno, il nostro Paese potrebbe non essere in grado di rifinanziare il debito sui mercati senza l’aiuto della Bce. Eppure il sistema Italia al momento regge. Non bisogna però saltare a conclusioni affrettate su globalizzazione e politiche antinflazionistiche. Come ammonisce Domenico Siniscalchi, vice presidente di Morgan Stanley, gli effetti su crescita e inflazione vanno capite prima che sia troppo tardi perché incidono sulla catena dell’offerta. In tal modo gli interventi da ciclici si trasformano in strutturali. Pur risentendo non solo della crisi dei combustibili fossili, ma anche della pandemia e dei fenomeni climatici estremi quali la siccità in corso, il nostro quadro macroeconomico tiene più di quanto si possa pensare.

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