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Marzo dimostra che i problemi dell’offerta non sono finiti, anzi. Dopo un primo bimestre con volumi tutt’altro che soddisfacenti, ma con un passivo contenuto al -3,9%, i 30 mercati europei registrano a marzo un risultato complessivo in flessione del 18,8% su base annua. Di nuovo un passo indietro tornando ai livelli del 3° e 4° trimestre dell’anno scorso, quando per sei mesi filati una linea piatta sul filo del -20% disegnò con disincanto l’esatta dimensione della nuova crisi. Nel mese, 1.127.000 immatricolazioni portano il cumulato del primo quarto ben al di sotto della soglia psicologica dei 3milioni, 2.753.000 autovetture targate per l’esattezza, il 10,6% in meno rispetto al primo trimestre dell’anno scorso. Numeri da record negativo per il nostro secolo. Le stime per quest’anno si stabilizzano su queste miserevoli quantità, ferme su un pareggio sul 2021 che sembra assumere l’aspetto di una insperata vittoria. L’analisi per Area vede i mercati dell’Unione scendere a -20,6%, con i 14 a -21,8% e i nuovi Membri a -10,2%. Al di fuori dell’Ue, l’Area Efta perde il 5,1%, mentre il Regno Unito fa -14,3%. Gruppi: marzo consegna un solo segno positivo. È la crescita del Gruppo Hyundai a +9,8% a fare notizia con il progresso di Kia al 21,6%. Volkswagen perde un quarto netto dell’immatricolato, Stellantis il 30,3%, Renault il 12,5%, Toyota l’11,5%.
Mercato Europa - Vendite per Paese - Marzo 2022
Mercato Europa - Vendite per Gruppi e Marche - Marzo 2022

Bilanci in positivo, che il sereno torni pure

Novembre, mese di verifiche. Tutto bene per l’auto, lo si legge dai bilanci di periodo. Procedendo in ordine sparso e solo per citarne alcuni, per Volkswagen aspettative confermate, crescita del Gruppo e margine operativo all’8,6%. In Cina si accelera la ripresa.
Per Stellantis ricavi netti in crescita del 29%.
Renault aumenta il fatturato, con Dacia e Alpine che proseguono a riscuotere successi.
BMW Group: forte performance operativa.
Mazda, nel primo semestre fiscale parametri in positivo.
Mercedes-Benz Group registra solidi risultati finanziari.
Nissan in rialzo.
L’unica nota in fuga dall’armonioso spartito è di Toyota: secondo trimestre fiscale, utili in calo del 30%. Toyota motiva con la crescita dei prezzi delle materie prime, oltre a 97 miliardi di oneri straordinari dovuti alla chiusura della fabbrica russa di San Pietroburgo. Tuttavia, sempre da Toyota arriva la dichiarazione che la produzione è aumentata del 30% e che a settembre ha prodotto 887.733 veicoli a livello globale, un record per un singolo mese e un salto del 73% tendenziale. L’avvertimento del portavoce di Toyota considera la crescita della produzione di settembre come non sostenibile e aggiunge: “Eviteremmo di chiamarla ripresa”. Nobile intelletto, ma ognuno può dare ai risultati del proprio business il nome che crede, l’importante è che i conti tornino.

E se la crescita rimbalza negli Stati Uniti e in Cina, anche l’industria automobilistica europea si è data da fare per far quadrare i conti e per recuperare il passivo portato da guerra, forniture mancate e limiti di emissioni, affidandosi alla strategia dei prezzi elevati e del target sul mercato premium.

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