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Il 10 maggio la Commissione europea ha adottato il nuovo regolamento "VBER", quelle norme emanate a tutela della concorrenza in particolari settori, soprattutto in quelli nei quali vigono gli accordi verticali. A seguito di un'approfondita valutazione e revisione delle regole adottate nel 2010, le nuove regole forniscono alle imprese norme e orientamenti più aggiornati. Le nuove regole aiuteranno a valutare la compatibilità degli accordi di fornitura e distribuzione con le regole di concorrenza dell'UE in un ambiente imprenditoriale rimodellato dalla crescita del commercio elettronico e vendite online. Il VBER riveduto e le Linee guida verticali entreranno in vigore il 1 giugno 2022.
Il testo della nuova BER nella versione ufficiale pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della UE. Il nuovo riferimento è Regolamento 720/2022.

Svolta tecnologica, la sola arma è il product power

Preoccupa l’arretramento del 26,5% delle immatricolazioni auto su base quadrimestrale. Il dato però non tiene conto degli ordini inevasi. Come nel passato, allora gonfiato dalle anticipate vendite ai Dealer (cosiddette Km0), l’immatricolato, per motivi opposti, continua a non rappresentare il mercato reale, smagrito oggi dai numerosi ordini in attesa di consegna in conseguenza della mancanza di componenti da Taiwan e dintorni. Complessivamente il quadro non è comunque dei più brillanti e per le note vicende: il permanere della crisi economica, le conseguenze della pandemia, il ritardo della transizione tecnologica, la rallentata concessione degli ecoincentivi.
Cominciamo da questi ultimi. Fino a quando non è possibile erogarli concretamente, non ha senso che il governo anticipi la notizia. Genera solo confusione e rallenta il mercato come è avvenuto in aprile. Quanto poi all’impatto del Covid sulle vendite, nel momento in cui la pandemia si trasforma in endemia, cessa di rappresentare un’anomalia per diventare routine. È inutile pertanto continuare a invocarne l’estinzione, si deve imparare a conviverci attenuando le conseguenze, nell’auto come in altri settori. Sul fronte dell’economia, da una parte l’inflazione rallenta il già limitato potere di acquisto delle classi meno abbienti e dall’altra il risparmio degli italiani, sempre ai massimi storici, subisce in Borsa una perdita media del 15%.
Una circostanza che ovviamente incide sulla propensione all’acquisto anche nella fascia più abbiente, la più incline, in condizioni normali, alla sostituzione ravvicinata dell’auto. È auspicabile che questa situazione, legata anche all’incertezza dello scontro bellico, non duri a lungo. Al momento i forecast di fine anno prevedono pertanto un recupero almeno parziale con calo oscillante tra il 5% e il 7%.

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