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  3 mesi 2022 3 mesi 2021 Diff. % Mar. 2022 Mar. 2021 Diff. %
Austria 52.375 63.522 -17,55 20.653 29.526 -30,05
Belgio 103.146 119.237 -13,49 36.998 44.966 -17,72
Bulgaria 6.674 5.584 19,52 2.697 2.155 25,15
Cipro 3.059 2.746 11,40 848 1.011 -16,12
Croazia 9.632 10.474 -8,04 3.810 4.155 -8,30
Danimarca 34.231 43.886 -22,00 14.623 23.726 -38,37
Estonia 5.191 5.728 -9,38 2.058 2.116 -2,74
Finlandia 21.725 27.980 -22,36 7.536 10.429 -27,74
Francia 365.360 441.791 -17,30 147.078 182.774 -19,53
Germania 625.954 656.452 -4,65 241.330 292.349 -17,45
Grecia 22.427 23.439 -4,32 8.410 8.984 -6,39
Irlanda 49.893 48.030 3,88 12.904 9.192 40,38
Italia 338.258 447.245 -24,37 119.497 169.886 -29,66
Lettonia 3.680 3.441 6,95 1.388 1.376 0,87
Lituania 6.503 7.658 -15,08 2.350 3.077 -23,63
Lussemburgo 11.347 12.456 -8,90 4.338 4.967 -12,66
Paesi Bassi 78.539 80.587 -2,54 24.959 24.041 3,82
Polonia 102.041 117.865 -13,43 39.528 47.849 -17,39
Portogallo 34.771 31.039 12,02 13.371 12.699 5,29
Repubblica Ceca 47.391 49.534 -4,33 16.903 20.053 -15,71
Romania 28.978 20.762 39,57 11.025 7.861 40,25
Slovacchia 19.221 15.402 24,80 7.476 6.542 14,28
Slovenia 12.752 16.291 -21,72 4.627 7.067 -34,53
Spagna 164.399 186.055 -11,64 59.920 85.817 -30,18
Svezia 69.739 90.870 -23,25 28.710 47.460 -39,51
Ungheria 28.690 32.197 -10,89 11.150 12.433 -10,32
Unione Europea (UE) 2.245.976 2.560.271 -12,28 844.187 1.062.511 -20,55
EU14* 1.972.164 2.272.589 -13,22 740.327 946.816 -21,81
EU12 273.812 287.682 -4,82 103.860 115.695 -10,23
Islanda 3.151 2.086 51,05 1.451 953 52,26
Norvegia 32.342 36.309 -10,93 16.238 15.321 5,99
Svizzera 54.227 56.497 -4,02 21.722 25.236 -13,92
EFTA 89.720 94.892 -5,45 39.411 41.510 -5,06
Gran Bretagna 417.560 425.525 -1,87 243.479 283.964 -14,26
Totale EU + EFTA + GB 2.753.256 3.080.688 -10,63 1.127.077 1.387.985 -18,80
             
*i dati di Malta non sono attualmente disponibili            
Dati al 20/04/2022            

Svolta tecnologica, la sola arma è il product power

Preoccupa l’arretramento del 26,5% delle immatricolazioni auto su base quadrimestrale. Il dato però non tiene conto degli ordini inevasi. Come nel passato, allora gonfiato dalle anticipate vendite ai Dealer (cosiddette Km0), l’immatricolato, per motivi opposti, continua a non rappresentare il mercato reale, smagrito oggi dai numerosi ordini in attesa di consegna in conseguenza della mancanza di componenti da Taiwan e dintorni. Complessivamente il quadro non è comunque dei più brillanti e per le note vicende: il permanere della crisi economica, le conseguenze della pandemia, il ritardo della transizione tecnologica, la rallentata concessione degli ecoincentivi.
Cominciamo da questi ultimi. Fino a quando non è possibile erogarli concretamente, non ha senso che il governo anticipi la notizia. Genera solo confusione e rallenta il mercato come è avvenuto in aprile. Quanto poi all’impatto del Covid sulle vendite, nel momento in cui la pandemia si trasforma in endemia, cessa di rappresentare un’anomalia per diventare routine. È inutile pertanto continuare a invocarne l’estinzione, si deve imparare a conviverci attenuando le conseguenze, nell’auto come in altri settori. Sul fronte dell’economia, da una parte l’inflazione rallenta il già limitato potere di acquisto delle classi meno abbienti e dall’altra il risparmio degli italiani, sempre ai massimi storici, subisce in Borsa una perdita media del 15%.
Una circostanza che ovviamente incide sulla propensione all’acquisto anche nella fascia più abbiente, la più incline, in condizioni normali, alla sostituzione ravvicinata dell’auto. È auspicabile che questa situazione, legata anche all’incertezza dello scontro bellico, non duri a lungo. Al momento i forecast di fine anno prevedono pertanto un recupero almeno parziale con calo oscillante tra il 5% e il 7%.

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