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  6 mesi 2022 6 mesi 2021 Diff. % Giu. 2022 Giu. 2021 Diff. %
Austria 108.606 134.396 -19,19 22.760 26.075 -12,71
Belgio 195.387 232.391 -15,92 34.814 41.126 -15,35
Bulgaria 14.639 12.926 13,25 2.918 2.953 -1,19
Cipro 6.133 5.794 5,85 1.023 1.095 -6,58
Croazia 22.869 25.972 -11,95 4.931 6.884 -28,37
Danimarca 73.539 96.489 -23,79 14.807 20.264 -26,93
Estonia 11.074 12.940 -14,42 1.931 2.611 -26,04
Finlandia 43.501 56.736 -23,33 7.396 9.946 -25,64
Francia 771.980 922.765 -16,34 171.087 199.508 -14,25
Germania 1.237.975 1.390.889 -10,99 224.558 274.152 -18,09
Grecia 54.798 58.362 -6,11 11.091 13.875 -20,06
Irlanda 65.174 63.853 2,07 2.153 2.762 -22,05
Italia 684.228 885.090 -22,69 127.209 149.670 -15,01
Lettonia 8.146 7.682 6,04 1.560 1.469 6,19
Lituania 14.004 18.697 -25,10 2.520 3.491 -27,81
Lussemburgo 21.812 25.287 -13,74 3.590 4.471 -19,70
Paesi Bassi 153.708 162.762 -5,56 30.012 32.937 -8,88
Polonia 212.405 242.123 -12,27 39.585 43.249 -8,47
Portogallo 75.449 81.445 -7,36 15.510 18.936 -18,09
Repubblica Ceca 98.916 112.805 -12,31 18.738 22.561 -16,95
Romania 58.712 47.698 23,09 11.067 11.853 -6,63
Slovacchia 39.953 38.449 3,91 8.024 8.223 -2,42
Slovenia 25.847 31.009 -16,65 4.393 5.176 -15,13
Spagna 407.757 456.832 -10,74 89.252 96.784 -7,78
Svezia 144.182 173.163 -16,74 26.088 36.095 -27,72
Ungheria 57.411 64.816 -11,42 9.493 11.366 -16,48
Unione Europea (UE) 4.608.205 5.361.371 -14,05 886.510 1.047.532 -15,37
EU14* 4.038.096 4.740.460 -14,82 780.327 926.601 -15,79
EU12 570.109 620.911 -8,18 106.183 120.931 -12,20
Islanda 9.267 6.041 53,40 2.491 1.835 35,75
Norvegia 68.505 83.930 -18,38 14.901 20.392 -26,93
Svizzera 109.600 124.547 -12,00 21.277 26.005 -18,18
EFTA 187.372 214.518 -12,65 38.669 48.232 -19,83
Rregno Unito 802.079 909.973 -11,86 140.958 186.128 -24,27
Totale EU + EFTA + UK 5.597.656 6.485.862 -13,69 1.066.137 1.281.892 -16,83
*i dati di Malta non sono attualmente disponibili            
Dati al 15/07/2022            

Capire i trend prima che sia troppo tardi

La guerra in Ucraina sta provocando danni sul piano economico. I costi dell’energia, delle materie prime e di quelle alimentari in tutto il mondo sono aumentati del 600%.
La Fed, la banca centrale americana, ha aumentato i tassi. Il dollaro ha raggiunto ormai la parità con l’euro. Solo un anno fa veniva scambiato a 0,82. Il problema dell’euro è però politico. Non a caso Draghi e Macron, a Parigi, e poi Ursula von der Leyen e Sergio Mattarella, a Roma, hanno discusso di come arrivare alla revisione dei trattati e finanziare l’uscita dalla crisi. E hanno anche discusso su come tentare di arrivare prima e meglio possibile alla fine della guerra ucraina. E non è detto che ci riusciranno. Solo se l’invasione russa è motivata da rivendicazioni territoriali, si potrebbe forse sperare in una conclusione negoziale breve, altrimenti i tempi saranno più lunghi. La sostenibilità del debito italiano (148% del Pil) e l’euro sono di nuovo in pericolo. Se i tassi non scenderanno, il nostro Paese potrebbe non essere in grado di rifinanziare il debito sui mercati senza l’aiuto della Bce. Eppure il sistema Italia al momento regge. Non bisogna però saltare a conclusioni affrettate su globalizzazione e politiche antinflazionistiche. Come ammonisce Domenico Siniscalchi, vice presidente di Morgan Stanley, gli effetti su crescita e inflazione vanno capite prima che sia troppo tardi perché incidono sulla catena dell’offerta. In tal modo gli interventi da ciclici si trasformano in strutturali. Pur risentendo non solo della crisi dei combustibili fossili, ma anche della pandemia e dei fenomeni climatici estremi quali la siccità in corso, il nostro quadro macroeconomico tiene più di quanto si possa pensare.

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