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  8 mesi 2022 8 mesi 2021 Diff. % Ago. 2022 Ago. 2021 Diff. % Lug. 2022 Lug. 2021 Diff. %
Austria 142.474 172.017 -17,17 17.814 17.719 0,54 16.054 19.902 -19,33
Belgio 250.465 287.013 -12,73 28.917 27.026 7,00 26.191 27.596 -5,09
Bulgaria 19.858 17.594 12,87 2.480 1.905 30,18 2.739 2.763 -0,87
Cipro 7.885 7.571 4,15 644 587 9,71 1.108 1.190 -6,89
Croazia 31.197 34.386 -9,27 3.200 2.815 13,68 5.128 5.599 -8,41
Danimarca 96.106 125.721 -23,56 12.756 15.837 -19,45 9.826 13.396 -26,65
Estonia 14.371 16.756 -14,23 1.728 1.505 14,82 1.569 2.311 -32,11
Finlandia 56.119 72.129 -22,20 7.113 7.906 -10,03 5.503 7.487 -26,50
Francia 970.930 1.126.543 -13,81 91.403 88.065 3,79 107.547 115.713 -7,06
Germania 1.643.069 1.820.589 -9,75 199.183 193.307 3,04 205.911 236.393 -12,89
Grecia 74.330 75.146 -1,09 8.658 6.198 39,69 10.874 10.586 2,72
Irlanda 95.161 96.296 -1,18 8.139 5.966 36,42 21.849 26.477 -17,48
Italia 865.044 1.060.373 -18,42 71.190 64.767 9,92 109.604 110.515 -0,82
Lettonia 11.162 10.676 4,55 1.502 1.301 15,45 1.481 1.560 -5,06
Lituania 18.387 24.331 -24,43 2.247 2.371 -5,23 2.136 3.263 -34,54
Lussemburgo 28.501 32.063 -11,11 2.968 2.792 6,30 3.721 3.984 -6,60
Paesi Bassi 199.297 211.180 -5,63 23.638 21.646 9,20 22.068 26.777 -17,59
Polonia 280.861 314.190 -10,61 33.753 33.218 1,61 34.703 38.849 -10,67
Portogallo 101.293 101.739 -0,44 11.349 7.971 42,38 14.495 12.323 17,63
Repubblica Ceca 128.945 147.659 -12,67 16.581 16.449 0,80 13.448 18.405 -26,93
Romania 83.349 78.791 5,78 12.538 16.129 -22,26 12.099 15.493 -21,91
Slovacchia 52.869 52.922 -0,10 6.695 6.778 -1,22 6.221 7.695 -19,16
Slovenia 32.982 38.971 -15,37 3.339 3.529 -5,38 3.796 4.433 -14,37
Spagna 533.042 588.313 -9,39 51.907 47.583 9,09 73.378 83.898 -12,54
Svezia 182.592 209.749 -12,95 20.576 19.808 3,88 17.834 16.778 6,29
Ungheria 76.349 85.027 -10,21 9.987 9.643 3,57 8.955 10.568 -15,26
Unione Europea (UE) 5.996.638 6.807.745 -11,91 650.305 622.821 4,41 738.238 823.954 -10,40
EU14* 5.238.423 5.978.871 -12,38 555.611 526.591 5,51 644.855 711.825 -9,41
EU12 758.215 828.874 -8,52 94.694 96.230 -1,60 93.383 112.129 -16,72
Islanda 11.868 8.630 37,52 979 845 15,86 1.625 1.744 -6,82
Norvegia 88.115 110.864 -20,52 12.363 16.427 -24,74 7.247 10.507 -31,03
Svizzera 141.659 160.425 -11,70 16.456 16.456 0,00 15.675 19.422 -19,29
EFTA 241.642 279.919 -13,67 29.798 33.728 -11,65 24.547 31.673 -22,50
Regno Unito 983.099 1.101.302 -10,73 68.858 68.033 1,21 112.162 123.296 -9,03
Totale EU + EFTA + UK 7.221.379 8.188.966 -11,82 748.961 724.582 3,36 874.947 978.923 -10,62
*i dati di Malta non sono attualmente disponibili                  
Dati al 16/09/2022                  

L’uscita di Diess, quando una Ipo veste gli abiti di un software

Alla vigilia della sosta estiva avevamo giudicato malfermo il nostro Governo. In pieno clima vacanziero l’esecutivo non solo è caduto, ma il Parlamento è stato sciolto e sono state indette nuove elezioni per il 25 settembre senza una formale sfiducia del Parlamento al governo in carica e nonostante l’ottimo andamento del Pil, mai così positivo. Il momento, caratterizzato da grande incertezza economica e grandi tensioni internazionali, è delicato e potrebbe portare a una svolta nell’orientamento politico del Paese. 
La tentazione di commentare un quadro politico così complesso è grande, ma è fuori della nostra sfera di pertinenza. Svolgiamo un lavoro caratterizzato dall’assoluta neutralità ideologica e politica nel rispetto delle opinioni dei nostri lettori che, fra l’altro, ci leggeranno quando i risultati elettorali saranno già noti. Andiamo infatti in stampa una settimana prima della chiusura dei seggi.  Meglio allora commentare la turbolenza al vertice del gruppo Volkswagen in occasione della sostituzione del Ceo, Herbert Diess, con Oliver Blume. Una vera e propria detronizzazione (Blume si è già insediato dal 1° settembre), attribuita affrettatamente ai contrasti con il potente sindacato IG Metall, che per legge in Germania siede nel consiglio di sorveglianza delle società con diritto di voto anche sulla nomina e sull’operato dei vertici della società. È una tesi che però non regge, perché i dissapori con i sindacati erano noti da tempo e anche il tentativo di attribuire la sfiducia al suo operato non è credibile perché a luglio 2021 gli era stato prorogato il contratto fino a ottobre 2025, senza attendere la naturale scadenza del 2023, nonostante i dubbi sui software e sulla sua gestione della transizione elettrica giudicata dal mercato non del tutto riuscita soprattutto in alcuni modelli.

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