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Marche 6 mesi 2022 Quota % 6 mesi 2021 Quota % Diff. % Giu. 2022 Quota % Giu. 2021 Quota % Diff. %
Fiat 98.653 14,42 138.730  15,67 -28,89 16.812  13,22 22.197  14,83 -24,26
Volkswagen 53.896 7,88 76.375  8,63 -29,43 10.249  8,06 13.656  9,12 -24,95
Toyota 44.963 6,57 50.509  5,71 -10,98 8.392  6,60 8.409  5,62 -0,20
Peugeot 40.504 5,92 56.570  6,39 -28,40 9.560  7,52 8.075  5,40 18,39
Ford 40.416 5,91 51.910  5,86 -22,14 4.028  3,17 5.853  3,91 -31,18
Dacia 37.432 5,47 31.123  3,52 20,27 9.301  7,31 6.966  4,65 33,52
Citroën 30.056 4,39 45.191  5,11 -33,49 5.899  4,64 7.256  4,85 -18,70
Renault 29.010 4,24 42.055  4,75 -31,02 5.754  4,52 8.726  5,83 -34,06
Jeep 28.585 4,18 37.404  4,23 -23,58 5.125  4,03 6.514  4,35 -21,32
Audi 26.283 3,84 35.930  4,06 -26,85 4.408  3,47 6.559  4,38 -32,79
Opel 26.019 3,80 37.459  4,23 -30,54 5.227  4,11 6.440  4,30 -18,84
BMW 24.923 3,64 31.010  3,50 -19,63 4.060  3,19 4.900  3,27 -17,14
Mercedes 22.021 3,22 29.034  3,28 -24,15 3.929  3,09 4.650  3,11 -15,51
Kia 21.640 3,16 22.731  2,57 -4,80 3.613  2,84 4.068  2,72 -11,18
Lancia 21.483 3,14 27.106  3,06 -20,74 3.716  2,92 4.335  2,90 -14,28
Hyundai 20.322 2,97 24.228  2,74 -16,12 3.918  3,08 5.238  3,50 -25,20
Nissan 14.052 2,05 15.171  1,71 -7,38 2.951  2,32 2.081  1,39 41,81
Skoda 12.340 1,80 16.982  1,92 -27,33 2.324  1,83 2.914  1,95 -20,25
Suzuki 11.021 1,61 23.489  2,65 -53,08 1.509  1,19 3.389  2,26 -55,47
DR 9.794 1,43 3.646  0,41 168,62 2.196  1,73 768  0,51 185,94
Mini 8.090 1,18 10.663  1,20 -24,13 1.075  0,85 1.791  1,20 -39,98
Seat 7.923 1,16 13.741  1,55 -42,34 1.533  1,21 3.004  2,01 -48,97
Volvo 6.765 0,99 12.093  1,37 -44,06 1.080  0,85 2.620  1,75 -58,78
Cupra 5.995 0,88 3.082  0,35 94,52 1.721  1,35 689  0,46 149,78
Alfa Romeo 5.683 0,83 6.263  0,71 -9,26 1.435  1,13 1.124  0,75 27,67
Mazda 4.688 0,69 6.843  0,77 -31,49 534  0,42 1.083  0,72 -50,69
Honda 4.323 0,63 3.415  0,39 26,59 590  0,46 529  0,35 11,53
Land Rover 3.972 0,58 7.349  0,83 -45,95 804  0,63 968  0,65 -16,94
Porsche 3.229 0,47 3.303  0,37 -2,24 581  0,46 497  0,33 16,90
DS 3.210 0,47 2.435  0,28 31,83 653  0,51 502  0,34 30,08
MG 2.658 0,39 103  0,01 - 619  0,49 41  0,03 -
smart 2.618 0,38 3.978  0,45 -34,19 754  0,59 731  0,49 3,15
Lexus 2.551 0,37 3.136  0,35 -18,65 1.143  0,90 984  0,66 16,16
Tesla 1.804 0,26 2.692  0,30 -32,99 187  0,15 506  0,34 -63,04
Link & Co 1.481 0,22 0,00 - 376  0,30 0,00 -
Jaguar 1.299 0,19 2.640  0,30 -50,80 207  0,16 439  0,29 -52,85
Mitsubishi 1.225 0,18 2.368  0,27 -48,27 168  0,13 381  0,25 -55,91
Maserati 880 0,13 895  0,10 -1,68 274  0,22 172  0,11 59,30
Subaru 879 0,13 1.232  0,14 -28,65 146  0,11 190  0,13 -23,16
Ferrari 398 0,06 328  0,04 21,34 66  0,05 52  0,03 26,92
SsangYong 259 0,04 487  0,06 -46,82 30  0,02 113  0,08 -73,45
Mahindra 222 0,03 493  0,06 -54,97 106  0,08 87  0,06 21,84
Lamborghini 190 0,03 190  0,02 0,00 35  0,03 41  0,03 -14,63
Great Wall 36 0,01 449  0,05 -91,98 0,00 78  0,05 -98,72
Aston Martin 30 0,00 28  0,00 7,14 0,00 0,00 200,00
Altre 407 0,06 231  0,03 76,19 114  0,09 52  0,03 119,23
Totale mercato 684.228  100,00 885.090  100,00 -22,69 127.209  100,00 149.670  100,00 -15,01
                     
Dati al 30/06/2022                    

Viva l’escalation tecnologica

Con il preciso intento di capirci qualcosa, partiamo guardando ai cambiamenti della nostra epoca.
Una miscela di elementi messi in amalgama con modalità e tempi diversi, una serie di variazioni, di metamorfosi, perfino di mutazioni. Sembra come se il vero protagonista sia il cambiamento stesso, quello continuo, quello di Aristotele dove il movimento è eterno, come il tempo. Un concetto che ha aspettato 2.250 anni per essere sintetizzato in una formula matematica.
Non esistono più posizioni fisse, o meglio lungamente stabili. Ce ne rendiamo conto durante le elezioni politiche, per via di quei pochi che ancora vanno a votare. Elettorati camaleontici, instancabili migratori del seggio. Surfisti dell’onda parlamentare. Si assiste a una costante instabilità qualificata dal disorientamento.
Un atteggiamento derivato da processi che non è stato possibile governare, un modo di esistere generato dagli effetti avversi della globalizzazione.
Scavando tra le macerie del concetto originale di globalizzazione si trovano pochi resti di prospettive edificanti, di principi aggreganti, di elementi capaci di generare ricchezza, facendo crescere chi ha di meno, senza svantaggiare chi ha di più. Bei propositi, ma quanto è successo e quanto sta succedendo ci dice che non è andata così. La globalizzazione non è un gioco a informazione perfetta. Non vince chi è più bravo. C’è il lancio dei dadi, un processo prevalentemente stocastico, modellizzato nello studio dell’incertezza. E questa volta i perdenti sono gli occidentali. Gli stessi che hanno fatto crescere il resto del mondo penalizzando la propria componente, quella più avanzata. Una bella lezione che ha creato il disorientamento sociale e culturale, soprattutto perché la globalizzazione è stata promossa come la genesi di una cultura uniforme di massa. La stessa uniformità che la Cina conosce molto bene e che ha imparato a evitare con disinvoltura anglosassone dal diversamente recente 1978, quando Deng Xiaoping propose l’idea Boluan Fanzheng, letteralmente “eliminare il caos e tornare alla normalità”. Cioè l’uniformità del comunismo definita come il caos, quello che appiattisce; perché la crescita viene dalle differenze, viene dalla concorrenza, perché la normalità abita solamente nel libero mercato.

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