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Preoccupa l’arretramento del 26,5% delle immatricolazioni auto su base quadrimestrale. Il dato però non tiene conto degli ordini inevasi. Come nel passato, allora gonfiato dalle anticipate vendite ai Dealer (cosiddette Km0), l’immatricolato, per motivi opposti, continua a non rappresentare il mercato reale, smagrito oggi dai numerosi ordini in attesa di consegna in conseguenza della mancanza di componenti da Taiwan e dintorni. Complessivamente il quadro non è comunque dei più brillanti e per le note vicende: il permanere della crisi economica, le conseguenze della pandemia, il ritardo della transizione tecnologica, la rallentata concessione degli ecoincentivi.
Cominciamo da questi ultimi. Fino a quando non è possibile erogarli concretamente, non ha senso che il governo anticipi la notizia. Genera solo confusione e rallenta il mercato come è avvenuto in aprile. Quanto poi all’impatto del Covid sulle vendite, nel momento in cui la pandemia si trasforma in endemia, cessa di rappresentare un’anomalia per diventare routine. È inutile pertanto continuare a invocarne l’estinzione, si deve imparare a conviverci attenuando le conseguenze, nell’auto come in altri settori. Sul fronte dell’economia, da una parte l’inflazione rallenta il già limitato potere di acquisto delle classi meno abbienti e dall’altra il risparmio degli italiani, sempre ai massimi storici, subisce in Borsa una perdita media del 15%.
Una circostanza che ovviamente incide sulla propensione all’acquisto anche nella fascia più abbiente, la più incline, in condizioni normali, alla sostituzione ravvicinata dell’auto. È auspicabile che questa situazione, legata anche all’incertezza dello scontro bellico, non duri a lungo. Al momento i forecast di fine anno prevedono pertanto un recupero almeno parziale con calo oscillante tra il 5% e il 7%.

L’automobile e tutto il comparto manifatturiero hanno bisogno di essere rilanciati. L’industria dell’automobile, sfruttando la potenzialità della sua catena del valore e i benefici effetti sui settori collaterali, rappresenta una grande risorsa per la ripartenza. Basta vedere il benessere generato nei territori dove l’Occidente ha delocalizzato negli ultimi decenni sull’onda della globalizzazione.
Indubbiamente la transizione economica crea in prospettiva problemi all’intera filiera. Nonostante le incertezze del momento, tutti viaggiano comunque su profitti al di sopra delle aspettative.
Alcuni, come Toyota e altri, addirittura a livelli record. Situazione analoga anche nel settore dei componenti, dove è nota la decisione di Brembo di concedere un bonus di 1.000 euro ai dipendenti. Un segnale di risultati aziendali almeno al di sopra di quanto si voglia far credere. La svolta tecnologica è ormai in atto.
Le Case e l’intera filiera la devono affrontare con la sola arma possibile del product power, mettendo così in gioco capacità tecnologica e investimenti finanziari. Non ha senso ripiegare su battaglie di retroguardia con l’obiettivo di ritardare l’attuazione del pacchetto Fit for 55 che invece prosegue il suo iter legislativo con la recente approvazione da parte della Commissione Ambiente del Parlamento Ue. Adesso si attende quella della plenaria del Parlamento e successivamente del Consiglio Ue. E non è tutto, perché la sfida finale è l’idrogeno, come afferma Paolo Scudieri, Presidente di Anfia, nell’intervista sul numero 5 di InterAutoNews.


Fit for 55, dopo il voto è ancora guerra aperta

Nel dare la notizia del cambio di proprietà, InterAutoNews si era dichiarato a favore dell’informazione obiettiva e indipendente. Pur ribadendo la sua neutralità il giornale non può tuttavia ignorare il polverone sollevato dalla decisione del Parlamento Ue di vietare, a partire dal 2035, la vendita di veicoli con motori endotermici, compresi quindi i modelli ibridi. Una scelta coraggiosa, ma non definitiva. A rigor del vero, il provvedimento non rappresenta una novità assoluta, come si è cercato di far credere ai consumatori, perché costituisce uno degli assi portanti del pacchetto Fit for 55 della Commissione Ue a difesa dell’ambiente. Il Parlamento si è limitato a ratificarlo.  La proposta dovrà adesso passare l’esame del Consiglio Ue, cioè dei governi, dove la consapevolezza delle difficoltà produttive, logistiche ed economiche è molto più forte che in Parlamento. Seguirà poi un tavolo tra Consiglio, Commissione e Parlamento che potrebbe ancora apportare modifiche alla proposta votata a Strasburgo. 
Senza attendere l’attenuazione delle polemiche, anzi, forse al contrario, allo scopo di mantenere alta l’attenzione mediatica, nei giorni immediatamente successivi alla contestata votazione, il gruppo Stellantis ha annunciato, a sorpresa, di voler interrompere l’adesione all’Associazione dei Costruttori Automobilistici Europei (Acea) entro la fine dell’anno. Nel comunicato si dà inoltre notizia della creazione del “Freedom of Mobility Forum”, un incontro annuale con lo scopo di affrontare i problemi più urgenti della mobilità nella società.

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