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Si riparte. Dopo quasi due mesi di pressoché totale inattività si sono rialzate le saracinesche e ci si è rimessi al lavoro.
Certo, i rendiconti dell’aprile appena trascorso somigliano più a un bollettino di guerra che a dei risultati di vendita, e i numeri sono, nel senso negativo del termine, senza precedenti, da almeno settant’anni a questa parte. Le 4.279 consegne registrate nel mese creano, rispetto ad aprile dello scorso anno, uno scompenso di 171.000 unità, il -98%. Quasi incommentabile la struttura del mercato: Privati a -97,8% nel mese e a -52,0% nel cumulato; Noleggi a -98% e -47% e immatricolazioni a Società a -97% e a -43% rispettivamente. Nel collasso generale, l’unico flebile raggio di luce è dato dalle Elettriche che, grazie alle 500 consegne registrate nel mese, perdono “solo” il 58% rispetto ad aprile del 2019 (+151% nel cumulato) e conquistano l’11,6% di quota mercato, ma solo per lo spazio lasciato vuoto dalle altre alimentazioni. È vero che quando si arriva a grattare il fondo del barile si può solo che risalire, ma, come sottolineato da Unrae, in questi due mesi “il blocco delle attività economiche ha messo in ginocchio la filiera della distribuzione auto, con le sue 1.400 aziende che sostentano 160.000 famiglie”. La risalita dovrà quindi essere supportata, oltre che dalle proprie forze, “dall’adozione tempestiva di concreti provvedimenti a sostegno della filiera auto”. Anche perché, dopo 2 mesi di ricavi azzerati, il rischio sopravvivenza di alcune aziende, specie quelle più piccole o a conduzione familiare, è tangibile.
Noi di InterAutoNews, dal canto nostro, abbiamo cercato di mantenere il contatto con i Concessionari del Panel, per tastare il polso della situazione e cercare di capire come si sia articolata la loro attività durante la chiusura. Si è tentato innanzitutto di azzardare una previsione per le vendite su base nazionale per il mese di maggio: consci dell’impossibilità di prevedere con accuratezza i volumi di vendita in una situazione del genere, con la possibile influenza di molteplici fattori fra i quali i due giorni lavorativi in meno e la probabile immatricolazione dell’inevaso di marzo-aprile, per non parlare di possibili future ulteriori chiusure in caso di riflusso del virus, si prende atto della previsione scaturita dall’indagine, 145.719 immatricolazioni, che significherebbero il -26,36% rispetto al maggio dello scorso anno. Quasi identica la proiezione riguardante gli ordini in concessionaria, -26,90% su maggio 2019. Si prevede inoltre una bassa percentuale di Km0, poco più del 3% dell’immatricolato. Riguardo l’attività svolta in concessionaria durante il lockdown, c’è chi ha approfittato per rinnovare il sito web o per dare una rinfrescata agli showroom. Ma la maggior parte si è dedicata allo smart working con la gestione di contatti e lead, sfruttando tutti i social possibili: skype, whatsapp, facebook o instagram ma anche via email o con il tradizionale telefono. Le quote, a causa della situazione che stiamo attraversando, sono, in alcuni casi, più basse rispetto ai mesi precedenti, ma è pur sempre un punto di ripartenza: la media generale delle visite sui siti Internet/social registrata ad aprile è di 797, quasi 1.000 visite in meno rispetto a marzo, e diminuisce a 25 la media dei lead realizzati, dai 43 del mese precedente, mentre cresce, e di molto, rispetto a marzo, la media dei contatti acquisiti, 290 (+159%).
Abbiamo infine chiesto ai nostri Concessionari quanto inciderà in una scala da 1 a 10 l’adeguamento alle nuove norme sanitarie nella propria concessionaria e in quanto tempo pensano di recuperare le vendite perse a marzo e ad aprile.
Nel primo caso la risposta media è stata 6, non dovrebbero esserci quindi grandi difficoltà ad allinearsi alle nuove disposizioni.  Riguardo il recupero delle vendite c’è invece chi, pessimisticamente, o preso dallo scoramento, ha risposto: mai. Augurandoci che non sia così, da tutte  le altre risposte siamo comunque riusciti ad ottenere una media, 11 mesi è il tempo che servirebbe ad annullare gli scompensi provocati dal Coronavirus. 

 


L’uscita di Diess, quando una Ipo veste gli abiti di un software

Alla vigilia della sosta estiva avevamo giudicato malfermo il nostro Governo. In pieno clima vacanziero l’esecutivo non solo è caduto, ma il Parlamento è stato sciolto e sono state indette nuove elezioni per il 25 settembre senza una formale sfiducia del Parlamento al governo in carica e nonostante l’ottimo andamento del Pil, mai così positivo. Il momento, caratterizzato da grande incertezza economica e grandi tensioni internazionali, è delicato e potrebbe portare a una svolta nell’orientamento politico del Paese. 
La tentazione di commentare un quadro politico così complesso è grande, ma è fuori della nostra sfera di pertinenza. Svolgiamo un lavoro caratterizzato dall’assoluta neutralità ideologica e politica nel rispetto delle opinioni dei nostri lettori che, fra l’altro, ci leggeranno quando i risultati elettorali saranno già noti. Andiamo infatti in stampa una settimana prima della chiusura dei seggi.  Meglio allora commentare la turbolenza al vertice del gruppo Volkswagen in occasione della sostituzione del Ceo, Herbert Diess, con Oliver Blume. Una vera e propria detronizzazione (Blume si è già insediato dal 1° settembre), attribuita affrettatamente ai contrasti con il potente sindacato IG Metall, che per legge in Germania siede nel consiglio di sorveglianza delle società con diritto di voto anche sulla nomina e sull’operato dei vertici della società. È una tesi che però non regge, perché i dissapori con i sindacati erano noti da tempo e anche il tentativo di attribuire la sfiducia al suo operato non è credibile perché a luglio 2021 gli era stato prorogato il contratto fino a ottobre 2025, senza attendere la naturale scadenza del 2023, nonostante i dubbi sui software e sulla sua gestione della transizione elettrica giudicata dal mercato non del tutto riuscita soprattutto in alcuni modelli.

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