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Impeccabile la performance del Panel di aprile. Il risultato del mese, 145.033 consegne (+3276,8% su aprile 2020 e -17,09% su aprile 2019), si colloca all’interno della forchetta indicata dai nostri Concessionari che aveva inquadrato le immatricolazioni tra le 144.000 e le 155.000 unità. Il risultato ufficiale rasenta, quindi, il valore minimo del range previsionale, non è infatti stato sufficiente l’ultimo scampolo di incentivi della fascia di veicoli con emissioni di CO2 pari a 61-135 g/km per risollevare un mercato che, mettendo da parte l’impraticabile confronto con il 2020, nei primi quattro mesi del 2021 ha già perso 120.000 immatricolazioni rispetto allo stesso periodo del 2019. Né possono bastare le crescenti vendite di auto elettriche, la cui quota sul totale mercato è ancora poco rilevante. “È urgente il rifinanziamento degli incentivi” ha commentato Michele Crisci, Presidente Unrae. Il momento di emergenza si rispecchia anche nei risultati provenienti dagli showroom dei nostri Panelisti. Se infatti a marzo, quando c’erano ancora disponibili i fondi per le fasce di auto più vendute si era intravisto qualche timido segnale di risalita, ad aprile il segno meno colpisce un po’ ovunque: mettendo da parte la fisiologica crescita a tre cifre rispetto ad aprile 2020, si segna un calo del 5,57% nell’acquisizione ordini rispetto a marzo 2021; la percentuale di preventivi convertiti in ordini perde un punto di quota, scendendo sotto il 23%; la media di auto vendute per venditore perde due unità attestandosi a una media di 10 unità per operatore; scende il numero delle visite social per oltre 4.000 “clic” di media, ma soprattutto cala la media dei lead realizzati e la conseguente percentuale dei lead convertiti in contratti, solo 4,66% ad aprile. Certamente si continua a lavorare e a piantare semi per il futuro, vista la crescita della media dei contatti che dai 950 di marzo accelera fino ai 1.275 del mese scorso; quelli realizzati online crescono di oltre 300 unità per concessionaria. Ma i contatti non sono sufficienti, sono necessari flussi di denaro. E i flussi di denaro, nell’attesa che il Paese si riabbia dalla crisi, possono arrivare soltanto tramite gli aiuti del Governo. “Il Pnrr del Governo – ha dichiarato Crisci – sembra aver trascurato il settore dell’auto. (…) È importante che vengano presto trovati altri strumenti normativi per rendere strutturali gli Ecobonus per le vetture ‘green’ con emissioni fino ai 60 g/Km di CO2”. Intanto, per maggio, il nostro Panel prevede una forchetta tra le 158.000 e le 165.000 consegne, il che significherebbe una crescita del 58%/65% su maggio 2020 (primo mese di parziale riapertura con poco meno di 100.000 immatricolazioni) ma anche una flessione del 20%/16% nel più congruo confronto col maggio del 2019. Analoga altalena per gli ordini: sarebbero il +78% rispetto a maggio 2020, ma registrerebbero sempre un segno negativo se paragonati al maggio 2019 (-9,84%). In quest’ultimo caso a pesare è anche il giorno lavorativo in meno. Moderato è previsto, anche per questo mese, il ricorso alle Km0 (2,53%).

 

Ad aprile calma piatta a livello nazionale per gli sconti relativi a tutte le alimentazioni, ove la variazione maggiore si registra per le auto ad alimentazione alternativa, superando appena il punto percentuale. Sia benzina sia diesel segnano variazioni positive di pochi decimali. Nelle aree geografiche solo il Nord si allinea alla media nazionale mentre è battaglia fra l’aumento degli sconti al Centro, +3,69 punti per le Benzina, +3,40 per le Diesel e +6,11 per le Alternative e la diminuzione nel Sud/Isole (-7,00, -4,50 e -6,66 rispettivamente).

 

Continua il su e giù del Diesel che nel 2021 ha finora alternato due mesi negativi con due mesi positivi. Ad aprile, a livello nazionale, regna il segno più, con le consegne in crescita di 2,85 punti su marzo e gli ordini di 6,04 punti. Non altrettanto lineare la situazione nelle aree con il Nord, +8,36 punti le consegne e +7,89 punti gli ordini, che prova a bilanciare il disinteresse verso tale alimentazione registrato al Centro Italia (-14,85 e -4,23 punti rispettivamente). Resiste il Sud, +0,80 punti di consegne e +2,50 punti di ordini.


L’uscita di Diess, quando una Ipo veste gli abiti di un software

Alla vigilia della sosta estiva avevamo giudicato malfermo il nostro Governo. In pieno clima vacanziero l’esecutivo non solo è caduto, ma il Parlamento è stato sciolto e sono state indette nuove elezioni per il 25 settembre senza una formale sfiducia del Parlamento al governo in carica e nonostante l’ottimo andamento del Pil, mai così positivo. Il momento, caratterizzato da grande incertezza economica e grandi tensioni internazionali, è delicato e potrebbe portare a una svolta nell’orientamento politico del Paese. 
La tentazione di commentare un quadro politico così complesso è grande, ma è fuori della nostra sfera di pertinenza. Svolgiamo un lavoro caratterizzato dall’assoluta neutralità ideologica e politica nel rispetto delle opinioni dei nostri lettori che, fra l’altro, ci leggeranno quando i risultati elettorali saranno già noti. Andiamo infatti in stampa una settimana prima della chiusura dei seggi.  Meglio allora commentare la turbolenza al vertice del gruppo Volkswagen in occasione della sostituzione del Ceo, Herbert Diess, con Oliver Blume. Una vera e propria detronizzazione (Blume si è già insediato dal 1° settembre), attribuita affrettatamente ai contrasti con il potente sindacato IG Metall, che per legge in Germania siede nel consiglio di sorveglianza delle società con diritto di voto anche sulla nomina e sull’operato dei vertici della società. È una tesi che però non regge, perché i dissapori con i sindacati erano noti da tempo e anche il tentativo di attribuire la sfiducia al suo operato non è credibile perché a luglio 2021 gli era stato prorogato il contratto fino a ottobre 2025, senza attendere la naturale scadenza del 2023, nonostante i dubbi sui software e sulla sua gestione della transizione elettrica giudicata dal mercato non del tutto riuscita soprattutto in alcuni modelli.

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