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Pur prendendo in considerazione solo il valore massimo della forchetta espressa dal Panel per il mercato di giugno, si è raggiunta una previsione eccessivamente cauta che si scosta di 10 punti percentuali esatti da quanto espresso dall’immatricolato reale, che recupera il 12,6% rispetto a giugno 2020, rimanendo invece in territorio negativo (-13,3%) nel confronto con giugno 2019. Difficile, se non impossibile, di questi tempi, fornire delle indicazioni previsionali precise con il mercato ancora afflitto da un’economia che, per forza di cose, non ha ancora ingranato la marcia giusta per la ripresa. In un recente incontro con le Istituzioni, l’Unrae ha proposto e posto le basi per una politica economica di medio-lungo periodo oltre a fornire indicazioni per il rinnovo del parco auto. E qualche risultato è, infine, arrivato. Grazie a un emendamento approvato in Commissione Bilancio relativo al DL Sostegni bis, vengono stanziati ulteriori 350 milioni sotto forma di incentivi per le auto. Una volta arrivata la conferma definitiva (passaggio alla Camera proprio mentre scriviamo queste note e poi al Senato), l’approvazione definitiva dovrebbe arrivare per fine luglio. Questi nuovi incentivi, oltre che favorire gli acquisti di vetture nuove, saranno dedicati anche ai veicoli usati, purché siano Euro6 e contestualmente alla rottamazione di un veicolo di almeno 10 anni di età. Nell’analisi degli altri risultati comunicatici dal Panel relativamente al mese di giugno, si avverte già la fase pre-incentivi, caratterizzata dal rallentamento degli acquisti in attesa dei nuovi contributi: calma piatta nella raccolta ordini in concessionaria, -0,48% sul mese precedente, e un +7,45% rispetto a giugno 2020 che non deve illudere poiché confrontato con un mese di mercato ancora afflitto dallo strascico dei lockdown della prima ondata della pandemia. Nel confronto con maggio 2021, in crescita di pochi decimali la percentuale di preventivi in concessionaria convertiti in ordini; a giugno rimane ancorata a 10 unità la media/venditore e rallenta la prospettiva di recupero delle vendite perdute nel periodo della pandemia, passando da 12 a 14 mesi. Aumenta il ricorso alle Km0, sfiorando le 12.000 unità (8% del totale mercato del mese). Aumentano i contatti, le visite social, e i lead, generando però, questi ultimi, una più bassa percentuale di conversione-contratto (4,08%). Fra le auto più vendute negli showroom del Panel la Citroën C3, la Volvo XC40 e l’immarcescibile Fiat Panda. Cautela, o forse pessimismo, per le previsioni di luglio: su base nazionale si pronostica il -4,85% su luglio 2020, mese caratterizzato da un giorno lavorativo in meno e da 136.767 consegne; si prevede inoltre un rallentamento degli ordini in concessionaria del 2,35%. Adeguata anche questa volta la percentuale prevista delle auto ad alimentazione alternativa (30,22%), che, lo ricordiamo ad uso dei nostri Panelisti, oltre a comprendere le auto a Gpl e metano, includono ormai ibride elettriche, ibride elettriche plug-in e auto completamente elettriche, una sempre più importante fetta di mercato.

 

Appena percettibili le variazioni del panorama nazionale degli sconti di giugno rispetto al mese precedente: si risolve tutto entro il mezzo punto percentuale, con la differenza più consistente che riguarda gli sconti delle Benzina, +0,40 punti. Di pochissimi decimali la diminuzione degli sconti delle Alternative e perfetta parità per il Diesel. Più movimentate le aree geografiche con aumenti di rilievo per le Benzina al Centro Italia (+3,27 punti) e per le Diesel al Nord (+2,50) e diminuzioni per le Alternative e le Diesel nel Sud/Isole, con -6 e -4,50 punti rispettivamente.

La resistenza da parte del Diesel ormai non sorprende più con i suoi quasi 3 punti di crescita, a livello nazionale, per le consegne. Anche gli ordini rimangono in territorio positivo, anche se solo di qualche decimale. Spiccano gli aumenti al Centro con +9 di consegne e quasi 13 punti in più di ordini. Anche il Sud/Isole fa la sua con 1,40 e 3,53 punti in più rispettivamente. Unica nota stonata, quella proveniente dal Nord, dove si perdono 1,69 punti di consegne e oltre 7,50 punti di ordini rispetto al mese precedente.


L’uscita di Diess, quando una Ipo veste gli abiti di un software

Alla vigilia della sosta estiva avevamo giudicato malfermo il nostro Governo. In pieno clima vacanziero l’esecutivo non solo è caduto, ma il Parlamento è stato sciolto e sono state indette nuove elezioni per il 25 settembre senza una formale sfiducia del Parlamento al governo in carica e nonostante l’ottimo andamento del Pil, mai così positivo. Il momento, caratterizzato da grande incertezza economica e grandi tensioni internazionali, è delicato e potrebbe portare a una svolta nell’orientamento politico del Paese. 
La tentazione di commentare un quadro politico così complesso è grande, ma è fuori della nostra sfera di pertinenza. Svolgiamo un lavoro caratterizzato dall’assoluta neutralità ideologica e politica nel rispetto delle opinioni dei nostri lettori che, fra l’altro, ci leggeranno quando i risultati elettorali saranno già noti. Andiamo infatti in stampa una settimana prima della chiusura dei seggi.  Meglio allora commentare la turbolenza al vertice del gruppo Volkswagen in occasione della sostituzione del Ceo, Herbert Diess, con Oliver Blume. Una vera e propria detronizzazione (Blume si è già insediato dal 1° settembre), attribuita affrettatamente ai contrasti con il potente sindacato IG Metall, che per legge in Germania siede nel consiglio di sorveglianza delle società con diritto di voto anche sulla nomina e sull’operato dei vertici della società. È una tesi che però non regge, perché i dissapori con i sindacati erano noti da tempo e anche il tentativo di attribuire la sfiducia al suo operato non è credibile perché a luglio 2021 gli era stato prorogato il contratto fino a ottobre 2025, senza attendere la naturale scadenza del 2023, nonostante i dubbi sui software e sulla sua gestione della transizione elettrica giudicata dal mercato non del tutto riuscita soprattutto in alcuni modelli.

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