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Crollo delle vendite del mercato italiano dell’auto, sia a luglio (-19,4%) sia ad agosto (-27,3%), con oltre 260.000 unità perse rispetto al 2019 (-20%) e una crescita rispetto all’anno del Covid, il 2020, che si assottiglia sempre più. Si è passati, infatti, dal +38% dei primi 7 mesi dell’anno, al +30,9% dei primi 8 mesi. La previsione del Panel relativa al mese di luglio si è collocata a oltre 15 punti di scostamento per eccesso (circa 20.000 vendite in più). Difficile, se non impossibile, in un momento del genere, prevedere le altalene del mercato. L’economia incerta influenza gli acquisti, si spende poco e, nel caso di esborsi importanti come quello necessario per un’automobile, si aspetta fino a quando il momento non è inequivocabilmente propizio. Unrae ha subito messo in evidenza le cause della crisi, fra le quali “il rapido esaurimento dell’Ecobonus stanziato dal DL Sostegni del luglio scorso a favore delle auto elettriche e ibride plug-in con emissioni 0-60 g/Km di CO2”, perorando “un immediato rifinanziamento dell’Ecobonus per le fasce 0-20 e 21-60 g/Km CO2 attraverso un qualsiasi veicolo normativo disponibile in tempi brevi”. Provvidenzialmente il Governo, già all’inizio del mese, ha raccolto la richiesta di Unrae e di altri attori del settore, inserendo nel DL Infrastrutture, già approvato dal Consiglio dei Ministri, il rifinanziamento del fondo. Le dolenti note riguardano l’ammontare del finanziamento, circa 57 milioni di euro (in pratica è stato un trasferimento delle risorse del fondo Extrabonus), destinato a esaurirsi in breve tempo. Nel frattempo sono altalenanti anche i risultati che arrivano dalle concessionarie del Panel. Da una parte timidi segnali di ripresa: a luglio sale di un punto e mezzo, rispetto al mese precedente, la quota di preventivi convertiti in ordini; quasi triplicato il numero dei contatti, mentre la media social supera ancora una volta la barriera delle 10.000 visite. Si abbassa, rispetto a giugno, la media dei lead (221), ma la percentuale di realizzo sale al 5%. Si abbassa anche il tempo necessario per la chiusura di un contratto, calando a 17 giorni, rispetto ai 19 di giugno. D’altro canto il momento difficile si avverte quando si parla di previsioni. Se a giugno la raccolta ordini si era assottigliata al +7,45% su base tendenziale, e a luglio aveva segnato il +8,05% rispetto allo stesso mese del 2020, per settembre è prevista in calo di quasi 10 punti percentuali. E in diminuzione, a settembre, è previsto, ancora una volta, anche l’intero mercato nazionale, -8,41% per circa 143.000 consegne, con un ricorso alle Km0 pronosticato intorno al 2,50%. Pur a parità di giorni lavorativi sarà certamente difficile tenere il passo di un mese, quello di settembre 2020, che si era lasciato alle spalle il primo lockdown e un’estate tutto sommato tranquilla dal punto di vista pandemico, avendo inoltre usufruito degli incentivi appena varati dal Governo. Nei fatti il settembre dello scorso anno è stato l’unico mese del 2020 a chiudere col segno più; si immatricolarono invero 156.357 autovetture (+9,70% su settembre 2019).

 

All’insegna del segno meno il panorama degli sconti di luglio, con le Benzina, le Diesel e le Alternative che, nel confronto con  giugno, perdono a livello nazionale 1,58, 1,30 e 0,87 punti di sconto rispettivamente. Non cambia di molto la situazione nelle aree geografiche, con l’unico aumento che si registra per le Diesel nel Sud/Isole. Più alte della media nazionale le diminuzioni per gli sconti al Centro, relative a tutte le alimentazioni: le Benzina perdono 2,60 punti, le Diesel -2,55 e le Alternative ne perdono -1,27 rispetto al mese precedente.

 

A luglio deciso calo del Diesel a livello nazionale, con diminuzioni di quasi 9 punti per le consegne e di oltre 5 punti per gli ordini. La media nazionale fa presagire le pesantissime flessioni che tale alimentazione ha subìto sia nel Sud/Isole (-6 e -10,5 punti per ordini e consegne rispettivamente), sia, in particolare, al Centro Italia dove si segnano -21 punti di consegne. L’altra tegola sono i -10,4 punti di ordini, sempre al Centro, mentre il Nord contiene i danni segnando -3,3 punti di consegne e poco meno di 2 punti per gli ordini.


Svolta tecnologica, la sola arma è il product power

Preoccupa l’arretramento del 26,5% delle immatricolazioni auto su base quadrimestrale. Il dato però non tiene conto degli ordini inevasi. Come nel passato, allora gonfiato dalle anticipate vendite ai Dealer (cosiddette Km0), l’immatricolato, per motivi opposti, continua a non rappresentare il mercato reale, smagrito oggi dai numerosi ordini in attesa di consegna in conseguenza della mancanza di componenti da Taiwan e dintorni. Complessivamente il quadro non è comunque dei più brillanti e per le note vicende: il permanere della crisi economica, le conseguenze della pandemia, il ritardo della transizione tecnologica, la rallentata concessione degli ecoincentivi.
Cominciamo da questi ultimi. Fino a quando non è possibile erogarli concretamente, non ha senso che il governo anticipi la notizia. Genera solo confusione e rallenta il mercato come è avvenuto in aprile. Quanto poi all’impatto del Covid sulle vendite, nel momento in cui la pandemia si trasforma in endemia, cessa di rappresentare un’anomalia per diventare routine. È inutile pertanto continuare a invocarne l’estinzione, si deve imparare a conviverci attenuando le conseguenze, nell’auto come in altri settori. Sul fronte dell’economia, da una parte l’inflazione rallenta il già limitato potere di acquisto delle classi meno abbienti e dall’altra il risparmio degli italiani, sempre ai massimi storici, subisce in Borsa una perdita media del 15%.
Una circostanza che ovviamente incide sulla propensione all’acquisto anche nella fascia più abbiente, la più incline, in condizioni normali, alla sostituzione ravvicinata dell’auto. È auspicabile che questa situazione, legata anche all’incertezza dello scontro bellico, non duri a lungo. Al momento i forecast di fine anno prevedono pertanto un recupero almeno parziale con calo oscillante tra il 5% e il 7%.

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