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Il mese di gennaio di immatricolazioni di auto in Italia, secondo i dati Unrae, segna il settimo calo mensile consecutivo a doppia cifra, -19,66%, rispetto allo stesso mese dello scorso anno, per 107.814 consegne. Ci lasciamo alle spalle il peggior gennaio commerciale per l’auto in Italia da quando si è cominciato a tener di conto le vendite mensili di automobili, e cioè dal gennaio del 1980. La previsione del Panel, pur negativa (-6,50%), ma eccessivamente ottimistica, è stata senza dubbio fuorviata dal giorno lavorativo in più rispetto a gennaio 2021, e sicuramente anche dal fatto che nella prima parte del mese si era vociferato intorno al rinnovo degli incentivi. Bisogna poi aggiungere che nel gennaio del 2021 gli incentivi erano ancora in vigore, fattore, in questo caso, determinante. Anche adesso, al momento di andare in stampa, si parla di “ prima bozza sul tavolo del Governo riguardo gli incentivi 2022, 2023 e 2024” cosa che, probabilmente, rallenterà ulteriormente le vendite fino a quando non arriverà la conferma definitiva. Poi, da qui a realizzare e portare avanti i piani pluriennali per le infrastrutture, elemento fondamentale nel processo di elettrificazione del Paese, e da tempo richiesti dagli addetti ai lavori del mondo automotive, il passo non sarà breve. Eppure, nelle concessionarie del nostro Panel, nel mese di gennaio sono emersi nuovi elementi positivi che lasciano uno spiraglio aperto a una possibile lenta risalita del mercato. Se la raccolta ordini su base tendenziale ha registrato una flessione del 24,3% rispetto a gennaio 2021, nel confronto con il mese precedente la tendenza è invece positiva, +3,5%. Cresce di oltre due punti la quota dei preventivi convertiti in ordini (22,2%) e i lead, nel confronto con dicembre, quasi raddoppiano, con una percentuale di realizzo contratto che aumenta al 5,7%, rispetto al 4,4% di dicembre. Si mantiene allo stesso livello di dicembre il numero di vetture vendute per venditore. Fra le auto più richieste in concessionaria, la Ford Puma, la Suzuki S-Cross e l’immarcescibile Fiat Panda. In flessione, invece, i contatti, che si attestano a una media generale di 328, con un calo di quelli via social, da 970 a dicembre a 542 a gennaio. Riguardo alla previsione di febbraio, la parola d’ordine è prudenza: il pronostico, a parità di giorni lavorativi con il febbraio dello scorso anno, è di 119.780 immatricolazioni, per una diminuzione del 16,3%, con un ricorso alle Km0 in aumento rispetto al trend dello scorso anno. Se già a gennaio l’acquisizione era stata del 6,2% sul totale mese, a febbraio è prevista con un decimale in più, 6,3%, pari a circa 6.700 unità. Quanto sopra ovviamente, in assenza di incentivi. Più congrua, rispetto a quella del mese precedente, ma ancora lontana dalla realtà del mercato, la previsione riguardante le auto ad alimentazione alternativa, che, lo ricordiamo, adesso includono le auto a Gpl e metano, le elettriche “pure”, ma anche le elettriche ibride e ibride plug-in: una fascia di mercato che a gennaio ha contato in Italia per oltre il 50% delle immatricolazioni.

 

In aumento gli sconti a livello nazionale, in particolare quelli per le auto a gasolio che crescono di quasi tre punti percentuali. Segni più anche per le auto a Benzina e le Alternative, contenuti, però, all’interno del mero punto percentuale. Situazione più variegata nel dettaglio delle aree geografiche: aumenti sostanziali per le Diesel, sia al Nord (+3,57 punti), sia al Centro (+3,58). In diminuzione, invece, gli sconti per le Benzina (-2,38 punti) e le Diesel (-1,18) nel Sud/Isole. L’unico altro segno meno si registra al Nord per le Alternative (-0,12 punti).

In calo il Diesel su base nazionale, con le consegne che registrano quasi due punti e mezzo percentuali in meno, mentre gli ordini si attestano appena sotto la parità (-0,49). Molto più pesanti le diminuzioni al Centro Italia con oltre 26 e 13 punti in meno, rispetto al mese precedente, per consegne e ordini rispettivamente. Tiene il Sud/Isole, attestandosi appena sopra la parità per le consegne (+0,27 punti) e appena sotto per gli ordini (-0,18). Tonificanti i risultati al Nord, +6,1 punti per le consegne e +6,2 per gli ordini.

 


L’uscita di Diess, quando una Ipo veste gli abiti di un software

Alla vigilia della sosta estiva avevamo giudicato malfermo il nostro Governo. In pieno clima vacanziero l’esecutivo non solo è caduto, ma il Parlamento è stato sciolto e sono state indette nuove elezioni per il 25 settembre senza una formale sfiducia del Parlamento al governo in carica e nonostante l’ottimo andamento del Pil, mai così positivo. Il momento, caratterizzato da grande incertezza economica e grandi tensioni internazionali, è delicato e potrebbe portare a una svolta nell’orientamento politico del Paese. 
La tentazione di commentare un quadro politico così complesso è grande, ma è fuori della nostra sfera di pertinenza. Svolgiamo un lavoro caratterizzato dall’assoluta neutralità ideologica e politica nel rispetto delle opinioni dei nostri lettori che, fra l’altro, ci leggeranno quando i risultati elettorali saranno già noti. Andiamo infatti in stampa una settimana prima della chiusura dei seggi.  Meglio allora commentare la turbolenza al vertice del gruppo Volkswagen in occasione della sostituzione del Ceo, Herbert Diess, con Oliver Blume. Una vera e propria detronizzazione (Blume si è già insediato dal 1° settembre), attribuita affrettatamente ai contrasti con il potente sindacato IG Metall, che per legge in Germania siede nel consiglio di sorveglianza delle società con diritto di voto anche sulla nomina e sull’operato dei vertici della società. È una tesi che però non regge, perché i dissapori con i sindacati erano noti da tempo e anche il tentativo di attribuire la sfiducia al suo operato non è credibile perché a luglio 2021 gli era stato prorogato il contratto fino a ottobre 2025, senza attendere la naturale scadenza del 2023, nonostante i dubbi sui software e sulla sua gestione della transizione elettrica giudicata dal mercato non del tutto riuscita soprattutto in alcuni modelli.

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