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La prova del Panel relativa al mese di giugno rasenta la perfezione, scostandosi dall’immatricolato effettivo del mercato per soli 2,5 punti percentuali. I nostri Concessionari avevano infatti pronosticato una flessione del 12,5% su giugno 2021, per circa 131.000 consegne, le immatricolazioni sono state invece 127.200, segnando il -15%. Risultato di rilievo, quello del Panel, soprattutto perché conseguito in un momento storico/economico di sempre più difficile interpretazione, con le vicissitudini legate al Covid, alla guerra in Ucraina, con le problematiche scaturite dalla scarsa reperibilità di semiconduttori e adesso anche dagli incentivi il cui effetto benefico tarda a farsi sentire. Il mercato italiano dell’auto, dunque, continua a soffrire, incamerando l’ennesimo calo a doppia cifra, il dodicesimo consecutivo, anche se, nel conteggio, risulta il meno pesante della serie. C’è stato anche un modesto recupero nel cumulato, passato dal -24,3% dei primi 5 mesi al -22,7% del semestre, ma è ancora prematuro parlare di inversione di tendenza, vedremo nei prossimi mesi quale sarà l’eco degli incentivi, i cui termini di conferma delle prenotazioni sono stati portati da 180 a 270 giorni. Negli showroom del Panel i numeri non sono, al momento, confortanti: -23,52% la raccolta ordini su giugno 2021 e -28,55% su maggio 2022. In flessione di due punti la quota di contratti convertiti in ordini (21,3%). In diminuzione anche la raccolta dei lead, passata dai 192 di media di maggio ai 117 di giugno con parallela contrazione anche nel tasso di conversione in contratto, sceso al 4,3%. Diminuiscono i contatti, se presi nel loro insieme, ad una media di 465 per concessionaria, rispetto agli oltre 700 di maggio. Decollo verticale invece per i clic sulle pagine social che rivelano un crescente interesse del pubblico nei confronti di novità e promozioni in concessionaria. Immutata, rispetto al mese precedente, la media venditore. Diminuiscono i tempi di consegna, attestandosi, comunque, su lunghe scadenze, 132 giorni e anche il tempo necessario per la chiusura di un contratto a partire dal primo contatto con il cliente, 15 giorni. Fra le auto più vendute in concessionaria, Citroën C3 e Peugeot 208. Per le previsioni di luglio, il Panel si è espresso pronosticando, comprensibilmente, un ulteriore calo a doppia cifra, -13,91%. Tempi di consegna così dilatati da ritardare l’effetto-incentivi e il giorno lavorativo in meno rispetto a luglio 2021, sono i fattori che probabilmente hanno più influenzato la previsione. Percepito in crescita il ricorso alle km0, che se a giugno ha registrato il 6,6% del venduto, per luglio è visto in aumento al 10%. E si attende un’ulteriore diminuzione degli ordini, -16,5% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Molto più aderente alla realtà del mercato, rispetto ai mesi precedenti, la previsione di luglio relativa alla quota di immatricolazioni di auto ad alimentazione alternativa sul totale mercato, 34,55%.

 

Il panorama degli sconti di giugno registra aumenti, a livello nazionale, per tutte le alimentazioni, con le Alternative che segnano la crescita più importante, oltre 2 punti in più rispetto al mese precedente, mentre Diesel e Benzina ruotano intorno al mero punto percentuale di aumento. Situazione ancora più definita nelle aree geografiche con l’Italia spaccata a metà: mentre al Centro si registrano diminuzioni degli sconti per tutte le alimentazioni, tra i 2 e i 3 punti percentuali, sia al Nord sia nel Sud/Isole vincono gli aumenti con il picco di oltre 2 punti al Nord e di +8,3 punti nel Meridione per le Alternative.

 

Dopo mesi di risultati altalenanti, pesante il crollo del Diesel a giugno a livello nazionale, con flessioni intorno ai 10 punti percentuali rispetto a maggio, sia per le consegne sia per gli ordini. Ancora più preoccupante la situazione nelle aree geografiche, fatta eccezione per il Sud/Isole che resiste con diminuzioni accettabili, -3 punti le consegne e -1 gli ordini, mentre i cali registrati al Centro e soprattutto al Nord (-12 punti le consegne e -14 gli ordini), suggerirebbero un imminente definitivo declino per questa alimentazione, che comunque ci ha sempre abituato a risultati imprevedibili.


Bilanci in positivo, che il sereno torni pure

Novembre, mese di verifiche. Tutto bene per l’auto, lo si legge dai bilanci di periodo. Procedendo in ordine sparso e solo per citarne alcuni, per Volkswagen aspettative confermate, crescita del Gruppo e margine operativo all’8,6%. In Cina si accelera la ripresa.
Per Stellantis ricavi netti in crescita del 29%.
Renault aumenta il fatturato, con Dacia e Alpine che proseguono a riscuotere successi.
BMW Group: forte performance operativa.
Mazda, nel primo semestre fiscale parametri in positivo.
Mercedes-Benz Group registra solidi risultati finanziari.
Nissan in rialzo.
L’unica nota in fuga dall’armonioso spartito è di Toyota: secondo trimestre fiscale, utili in calo del 30%. Toyota motiva con la crescita dei prezzi delle materie prime, oltre a 97 miliardi di oneri straordinari dovuti alla chiusura della fabbrica russa di San Pietroburgo. Tuttavia, sempre da Toyota arriva la dichiarazione che la produzione è aumentata del 30% e che a settembre ha prodotto 887.733 veicoli a livello globale, un record per un singolo mese e un salto del 73% tendenziale. L’avvertimento del portavoce di Toyota considera la crescita della produzione di settembre come non sostenibile e aggiunge: “Eviteremmo di chiamarla ripresa”. Nobile intelletto, ma ognuno può dare ai risultati del proprio business il nome che crede, l’importante è che i conti tornino.

E se la crescita rimbalza negli Stati Uniti e in Cina, anche l’industria automobilistica europea si è data da fare per far quadrare i conti e per recuperare il passivo portato da guerra, forniture mancate e limiti di emissioni, affidandosi alla strategia dei prezzi elevati e del target sul mercato premium.

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