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Settembre regala al mercato italiano dell’auto, con quello di agosto, il secondo segno positivo consecutivo, facente seguito a 13 mesi di diminuzioni, 12 delle quali a doppia cifra. Non che il +5,4% di consegne registrato nel mese sia un concreto segnale di ripresa - il cumulato è ancora al -16,27% con non molte possibilità di recupero prima della fine dell’anno - ma, con l’effetto-incentivi che infine doveva cominciare a farsi sentire, era fisiologico che nel confronto con il settembre del 2021, il peggiore settembre degli ultimi 40 anni, si sarebbe concretizzata una crescita. Il poco ottimistico pronostico che il Panel aveva prodotto per il mese è probabilmente da attribuire al calo di attività che si è verificato in concessionaria nell’attesa dell’effetto-incentivi: l’acquisizione ordini di giugno aveva segnato infatti una media pari al -23,2%, quella di luglio ancora peggio, il -26,83%; va da sé che, alla luce di questi risultati, complice anche uno scoraggiante (soprattutto per il cliente) tempo di attesa per le consegne che attualmente si aggira intorno ai 150 giorni, un calo di fiducia è comprensibile. Per la previsione di ottobre, i nostri Concessionari provano ad aggiustare il tiro. Con un mese che presenta gli stessi giorni lavorativi di ottobre 2021 (anche in questo caso, mese di ottobre peggiore dal 1980) il Panel ritorna al pronostico positivo dopo oltre un anno: +3,75%, per circa 105.300 immatricolazioni, rispetto alle 101.504 consegne dello stesso mese dello scorso anno. Ciononostante la raccolta ordini di ottobre sia prevista ulteriormente in calo, anche se in dimensioni più ridotte rispetto ai mesi precedenti, -14,77%. Sempre troppo contenuta risulta poi la percentuale di auto ad alimentazione alternativa prevista per il mese: il pronostico, che vede il totale di auto a Gpl, a metano, ma anche ibride elettriche (Hev), ibride plug-in (Phev) e elettriche pure (Bev) fermarsi al solo 35% di quota sul totale mercato, non è affatto aderente a una realtà che ha visto le Alternative contare per oltre il 49% del mercato di luglio, per il 55% di quello di agosto e per il 53,5% del mercato di settembre.  Altri risultati del sondaggio rivolto al Panel hanno visto crescere di quasi 300 unità la media contatti, in particolare quelli per telefono dai 139 di luglio ai 180 di settembre, quelli online da 73 a 87, le visite social crescono di 200 unità, a fronte di un calo di quelli per e-mail che scendono dai 189 di luglio ai 123 di settembre. In diminuzione anche i lead, 114 di media contro i 151 di luglio, di contro però all’aumento della quota di chiusura contratto, salita al 5,26%. Quasi identica a quella di luglio, la percentuale di preventivi convertiti in ordini: 21,18%. Ricorso alle km0 in leggera crescita rispetto ai mesi precedenti: se a giugno e a luglio in concessionaria la quota si era attestata intorno al 6%-6,5%, a settembre è aumentata al 7,3% e, per ottobre, è prevista un’ulteriore crescita, fino al 9,7%. Fra le auto più vendute in concessionaria la Peugeot 208, la Fiat Panda e la Skoda Kamiq.

 

Dopo i cali di luglio, regna il segno meno anche a settembre, a livello nazionale, per tutte le alimentazioni. Le Benzina scendono di 1,15 punti percentuali, le Diesel si collocano a -0,7 punti, mentre le auto ad alimentazione alternativa segnano 2,04 punti in meno rispetto al mese precedente considerato. Il Nord Italia supera, in negativo, le medie nazionali registrando -2,23, -11,25 e -2,52 punti rispettivamente, mentre è un po’ diversa la situazione nelle altre aree: sia al Centro sia nel Sud/Isole aumentano gli sconti per due alimentazioni su tre. Di rilievo i -5 punti registrati dal Diesel al Sud.

Se gli sconti replicano sommariamente la tendenza di luglio, ciò non succede per il diesel: l’ennesimo saliscendi per tale alimentazione vede crollare, a livello nazionale, sia le consegne (-9,31 punti) sia gli ordini (-8,74). Il trend si ripropone nelle aree geografiche con risultati anche più pesanti: al Nord consegne a -8,87 e ordini a -11,73; nel Centro Italia consegne a -6 e ordini a -1,70. Unico segno positivo nel Sud/Isole, dove, a fronte di un calo di oltre 11 punti di consegne, gli ordinativi segnano una crescita di 1,7 punti.


Bilanci in positivo, che il sereno torni pure

Novembre, mese di verifiche. Tutto bene per l’auto, lo si legge dai bilanci di periodo. Procedendo in ordine sparso e solo per citarne alcuni, per Volkswagen aspettative confermate, crescita del Gruppo e margine operativo all’8,6%. In Cina si accelera la ripresa.
Per Stellantis ricavi netti in crescita del 29%.
Renault aumenta il fatturato, con Dacia e Alpine che proseguono a riscuotere successi.
BMW Group: forte performance operativa.
Mazda, nel primo semestre fiscale parametri in positivo.
Mercedes-Benz Group registra solidi risultati finanziari.
Nissan in rialzo.
L’unica nota in fuga dall’armonioso spartito è di Toyota: secondo trimestre fiscale, utili in calo del 30%. Toyota motiva con la crescita dei prezzi delle materie prime, oltre a 97 miliardi di oneri straordinari dovuti alla chiusura della fabbrica russa di San Pietroburgo. Tuttavia, sempre da Toyota arriva la dichiarazione che la produzione è aumentata del 30% e che a settembre ha prodotto 887.733 veicoli a livello globale, un record per un singolo mese e un salto del 73% tendenziale. L’avvertimento del portavoce di Toyota considera la crescita della produzione di settembre come non sostenibile e aggiunge: “Eviteremmo di chiamarla ripresa”. Nobile intelletto, ma ognuno può dare ai risultati del proprio business il nome che crede, l’importante è che i conti tornino.

E se la crescita rimbalza negli Stati Uniti e in Cina, anche l’industria automobilistica europea si è data da fare per far quadrare i conti e per recuperare il passivo portato da guerra, forniture mancate e limiti di emissioni, affidandosi alla strategia dei prezzi elevati e del target sul mercato premium.

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