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A ottobre terza crescita consecutiva per il mercato dell’auto, la prima a doppia cifra dopo un anno e mezzo, l’ultima si era verificata a giugno del 2021. L’aumento del 14,6% si è realizzato grazie al confronto con un ottobre, quello dello scorso anno, che era stato il peggiore degli ultimi 40 anni, ma anche grazie all’effetto-incentivi che finalmente comincia a portare i suoi frutti. Dall’inizio di novembre, fra l’altro, sono entrate in vigore le modifiche alla struttura dell’ecobonus, che consentono un maggiore utilizzo dei fondi a disposizione; anche se riguardanti solo alcune fasce di auto elettriche e plug-in, queste modifiche allargheranno la platea dei beneficiari, il che porterà ulteriori utilità al mercato nei prossimi mesi. Certamente è prematuro parlare di piena ripresa. A parte la raccolta ordini tendenziale, -14,91%, nelle concessionarie del Panel comincia a intravvedersi giusto qualche timido segnale: la raccolta ordini congiunturale ha segnato il +1,57%, è stata registrata una crescita della media generale dei contatti (825 sui 720 di settembre), delle visite sulle pagine social (951 su 878), della quota dei preventivi convertiti in contratti (22,55%, crescita di un punto e mezzo), del numero medio di vendite per venditore (8, rispetto alle 7 di settembre). Meglio i tempi di consegna anche se ancora lunghi (139 giorni), diminuiscono i giorni necessari per la chiusura di un contratto, dai 17 di settembre ai 12 di ottobre, e fra le auto più vendute in concessionaria troviamo Citroën C3 e Suzuki Vitara. Piccoli segnali, sì, ma non ancora sufficienti per tirare il fiato. Per l’intero 2022, anno ormai compromesso da un primo semestre disastroso, la stessa Unrae stima, infatti, circa 1.300.000 consegne, -10,8% sul 2021, il che costituirebbe un allineamento con il minimo storico del 2013, 1.304.000 consegne. Per trovare un immatricolato inferiore bisogna andare alla metà degli Anni ’70 del XX secolo. Né saranno rose e fiori nel 2023: “La stagnazione economica e gli effetti della recessione tecnica in avvio di anno andranno a deprimere i risultati del 2023 che dovrebbe rimanere su un volume sottotono da noi stimato in 1.400.000 unità, +7,7% sul 2022” così Michele Crisci, Presidente Unrae. Il Panel stesso, riguardo le previsioni mensili, procede con i classici piedi di piombo. È pur vero che il novembre del 2021 è stato uno dei peggiori degli ultimi 40 anni, con sole 104.969 consegne, ma sono troppe le incognite economiche che stanno influenzando il mercato. In ogni caso i nostri Concessionari, per il mese pronosticano 111.813 consegne per una crescita del 6,52% su novembre 2021. Un altro piccolo aumento è stato previsto per gli ordini in concessionaria, che dovrebbero crescere dell’1,64%. Contenuto il ricorso previsto alle km0, 7,67%, inferiore rispetto al 10,3% registrato a ottobre. Ancora non aderente alla realtà del mercato la quota di vendite stimata per le auto ad alimentazione alternativa, a ottobre hanno contato per il 53% del mercato.

 

Poco omogeneo a ottobre il panorama nazionale degli sconti, con un aumento di poco più di un punto percentuale per le Benzina, un calo di quasi mezzo punto per le Diesel e una crescita di quasi un punto e mezzo per le Alternative. Nelle aree geografiche aumento per tutte le alimentazioni nel Sud/Isole con oltre 2 punti in più rispetto a settembre per le Benzina, un punto e mezzo in più per le Diesel e ben 3,17 punti di aumento per le Alternative. Al Nord si ricalcano, grosso modo, le medie nazionali, mentre il Centro perde un punto e mezzo di sconto per le Benzina, attestandosi poi sulla parità per Diesel e Alternative.

 

Diesel in leggero calo a livello nazionale con diminuzioni al di sotto del mero punto percentuale, sia per le consegne (-0,82 punti su settembre) sia per gli ordini (-0,45). Anche in questo caso il Nord si allinea alle medie nazionali (-1,15 punti di consegne e -0,08 punti di ordini); ancora più deciso il calo nel Sud/Isole, con quasi 5 punti in meno di consegne e 7 punti e mezzo in meno di ordini, mentre questo mese il colpo di coda viene dato dal Centro dove si registra una crescita di consegne per oltre 4 punti percentuali e poco più di un punto per gli ordini.


Bilanci in positivo, che il sereno torni pure

Novembre, mese di verifiche. Tutto bene per l’auto, lo si legge dai bilanci di periodo. Procedendo in ordine sparso e solo per citarne alcuni, per Volkswagen aspettative confermate, crescita del Gruppo e margine operativo all’8,6%. In Cina si accelera la ripresa.
Per Stellantis ricavi netti in crescita del 29%.
Renault aumenta il fatturato, con Dacia e Alpine che proseguono a riscuotere successi.
BMW Group: forte performance operativa.
Mazda, nel primo semestre fiscale parametri in positivo.
Mercedes-Benz Group registra solidi risultati finanziari.
Nissan in rialzo.
L’unica nota in fuga dall’armonioso spartito è di Toyota: secondo trimestre fiscale, utili in calo del 30%. Toyota motiva con la crescita dei prezzi delle materie prime, oltre a 97 miliardi di oneri straordinari dovuti alla chiusura della fabbrica russa di San Pietroburgo. Tuttavia, sempre da Toyota arriva la dichiarazione che la produzione è aumentata del 30% e che a settembre ha prodotto 887.733 veicoli a livello globale, un record per un singolo mese e un salto del 73% tendenziale. L’avvertimento del portavoce di Toyota considera la crescita della produzione di settembre come non sostenibile e aggiunge: “Eviteremmo di chiamarla ripresa”. Nobile intelletto, ma ognuno può dare ai risultati del proprio business il nome che crede, l’importante è che i conti tornino.

E se la crescita rimbalza negli Stati Uniti e in Cina, anche l’industria automobilistica europea si è data da fare per far quadrare i conti e per recuperare il passivo portato da guerra, forniture mancate e limiti di emissioni, affidandosi alla strategia dei prezzi elevati e del target sul mercato premium.

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